RELAZIONE DI CONSEGNA DEL MOLINO DELL'OFFELLERA DEL 1926

Dal Pio Istituto dei Rachitici di Milano ai signori Ortolina Livio, Calimero e Aliberto per una locazione di anni nove.

Il documento è del 30 ottobre 1926 ed è costituito da 40 pagine scritte rilegate da una copertina rigida di cartone.

La relazion,e redatta dall'ing. Luigi Giachi, descrive nel dettaglio i beni oggetto dell'affitto costituiti dal fabbricato e dai terreni agricoli circostanti:
1') PRATO DI SOTTO di 34.340 mq
2') QUADRO DI MEZZO di 43.140 mq
3') QUADRO DI SOPRA di 58.340 mq
4') CASEGGIATO E MOLINO composto dal cascinale di 21 vani su 2 piani, con corte, orti e spazi uniti su un'area di 4.870 mq (di cui 2.490 in Catasto terreni e 2.380mq in Catasto fabbricati)
Complessivamente quindi una proprietà di 140.690 mq parte in Comune di Agrate e parte in Comune di Brugherio.

La relazione di consegna fa seguito al contratto d'affitto sottoscritto, con atto notarile il 22  aprile 1925, per una locazione di 9 anni: dall'11 novembre 1924 al 10 novembre 1933.
La presente consegna "serve in pari tempo di riconsegna per lo scaduto affitto fatto con istromento 19 novembre 1911".

I conduttori del fondo sono gli stessi del 1911: Ortolina Livio fu Cherubino e i fratelli Ortolina Calimero e Aliberto fu Giuseppe.

L'interesse storico della "relazione di consegna" del 1926 è quello di essere una descrizione dettagliata dei beni da cui si può dedurre  il tipo di coltivazioni, il numero di alberi, la presenza di prati irrigui con le relative "ore di acqua" della roggia Gallerana e i conseguenti impegni di regimazione delle acque, onde evitare, per esempio, che possa spargersi sulla contigua strada comunale nei giorni di gelo.
Molto interessante è poi la descrizione del fabbricato con l'individuazione dei singoli locali assegnati ai tre mugnai e alle loro famiglie, nonché l'illustrazione delle finiture di ogni ambiente e dei macchinari presenti nel mulino.

 

I L  M U L I N O

Nel capitolo 4' apprendiamo come era attrezzato il Mulino dell'Offellera, con una descrizione di quei macchinari che purtroppo sono stati smantellati nel Dopoguerra, quando il mulino ha cessato la sua attività.

LE TRE MACINE

Nel documento si precisa che le tre macine da grano sono fatte in "sasso francese", ciascuna composta di due parti, una fissa inferiore detta "fondo" e una rotante superiore detta "macina corritoia", del diametro di 130-135 cm. Ogni macina è assegnata a un mugnaio: quella "superiore" (cioè a nord) a Calimero, quella di "mezzodì" a Livio e quella inferiore (cioè a sud) a Liberto.
La struttura di supporto delle macine, detta "palco o palpero", è in rovere. Per accedere a ciascuno dei palchi ci sono tre scalette.
La tramoggia invece è comune e dotata di "tentennella" cioè di una campanella che segnala quando è il momento di ricaricare il grano.

 

IL LOCALE DEL MULINO


Il locale del mulino è il primo a sinistra accedendo dal portico che si affaccia sulla corte, ad esso si accede da un "uscio munito di un'anta attraversata e religata, serratura e chiave e rampone di ferro".

Il pavimento del locale è descritto come "suolo in pezzami di vivo" (cioè di pietra) e il "soffitto di due someri, travetti ed assi" come si può vedere ancora oggi.

 

LOCALE DELLA MOLAZZA

 

Per uscire sul ponticello era necessario passare da un secondo locale, leggermente sopraelevato rispetto al primo con il mulino, dove era alloggiata la molazza. La molazza era costituita da due cilindri di pietra sovrapposti, quello sotto fisso e quello superiore rotante "in breccia di sirone". La molazza è in uso a Calimero, così come la  macina vicina posta nell'altro locale, dalla cui ruota idraulica la molazza trae l'energia per il movimento con un complesso insieme di meccanismi descritti con precisione nel documento (rovatino, albero in ferro verticale, pignone di ghisa, secondo albero in ferro orizzontale, ruote dentate, cuscinetti di bronzo, ecc.).La funzione della molazza non è descritta nel documento e non siamo riusciti a trovare testimonianze precise. Per fare delle ipotesi possiamo fare riferimento a quanto descritto nel sito web del Mulino Colombo di Monza http://www.memb.it/index.php?page=collezioni&idcat=90  distante pochi chilometri, ove si racconta che nel 1927 il semi trattati nella molazza erano prevalentemente quelli di lino, mentre dal 1937 e poi durante la guerra del '40-'45 oltre ai semi di lino, si lavoravano  anche il ravizzone , le mandorle e il germe di grano. Lo scopo era con il lino di fare della farina, oppure con il lino e gli altri prodotti elencati di fare l'olio, sia commestibile sia ad uso artigianale e industriale.

IL PONTICELLO SOPRA LA ROGGIA CON LE TRE RUOTE IDRAULICHE


Nel documento troviamo la descrizione di uno degli elementi più importanti del mulino che è andato perso e di cui abbiamo solo un paio di fotografie in bianco e nero, si tratta del ponticello esterno a cavallo della roggia, dotato di paratoie che consentivano ai mugnai di regolare il flusso delle acque e quindi far lavorare a turno le singole ruote: "L'edificio esterno è composto da: Ponticella di un pezzo di beola, parapetto di tre correnti di legno orizzontali con piantana simile nel mezzo coperta di ale di tetto che si estende sopra il nervile...in quattro luci con cinque stivi di vivo...4 paratoie di rovere...4 corsie cioè tre per le ruote idrauliche e una per la spazziera" cioè la quarta corsia per il libero deflusso dell'acqua quando le macine non sono in funzione.
Sul lato nord del ponticello, cioè sul lato da cui proviene il flusso d'acqua della roggia Gallerana, è presente una barriera protettiva descritta come una "griglia di bastoni di ferro a monte della ponticella per arrestare le materie galleggianti che trascina l'acqua".
Sopra la griglia è presente una paretina di protezione costituita da uno "steccato di cotichettone di legno a chiudimento dello spazio o apertura fra il cappello del nervile e la superiore banchina del tetto".
Il ponticello è poi completato sul lato est, cioè sul lato opposto della roggia verso i campi,  di un una chiusura descritta come "apertura d'uscio verso levante munita di anta attraversata e religata con catenacciolo".

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